È possibile tracciare i nostri sogni? Perché alcuni di noi sostengono di non sognare affatto mentre altri fanno fatica a ricordarne i dettagli? Leggendo un articolo pubblicato da Wired di Andrea Daniele Signorelli notiamo come vi siano diverse ricerche intorno al mondo onirico.
Sono molti gli scienziati di tutto il mondo che si son dedicati a diversi studi per registrare l’attività onirica
per poi poterla rivedere sotto forma di video. Il tutto però, al momento, è pura fantascienza.
Ogni notte il nostro cervello si immerge in questa dimensione, portandoci anche a sognare dalle quattro alle
sei volte nella stessa notte. Vi è mai capitato di svegliarvi il mattino seguente con l’intenzione di raccontare un proprio sogno ma realizzare subito dopo di non ricordarne i dettagli?

Esistono diverse teorie consolidate che aiutano a spiegare l'evanescenza dei sogni: due teorie in particolare descrivono l'oblio del sogno.
La prima si sofferma più su aspetti legati a apprendimento e sopravvivenza: Signorelli ne riporta un esempio facendo riferimento ai primi uomini delle caverne: sognare di sfuggire ai leoni saltando da una scogliera non funzionerebbe bene se si fosse inseguiti da un vero leone.
La seconda teoria viene proposta da Francis Crick, co-scopritore della struttura del DNA: secondo il premio nobel per la medicina, il sogno non sarebbe altro che un modo in cui il cervello smaltisce l’eccesso di informazioni raccolte.
Altri due ricercatori di Harvard, J. Allan Hobson e Robert McCarley, hanno ricondotto le esperienze sensitive
alla corteccia cerebrale: La fonte dei sogni sarebbe una scarica di impulsi nervosi che, partendo da una piccola area alla base del cervello, attiverebbe le cellule della corteccia provocando immagini e sensazioni.
Altri studi affermano che Il 90% dei sogni viene dimenticato circa dieci minuti dopo la conclusione,
poiché cancellati rapidamente dal cervello.
Ciò non toglie la loro importanza: secondo alcuni esperti ricoprono una funzione rilevante per le nostre vite.
Per ulteriori informazioni:
