“Quando le persone sognano, il loro corpo si muove e reagisce agli stimoli. Si muovono gli occhi e i muscoli
del corpo: è come quando si è svegli, solo che si sta reagendo a una storia sognata. Come da svegli, il corpo
sta quindi apprendendo da svariate esperienze. Impariamo dai nostri sogni, e questo influisce sulla nostra personalità”, scrive Daniel Oldis, ricercatore indipendente del mondo onirico e autore di The Lucid Dream Manifesto. Francis Crick scriveva “Sogniamo per dimenticare”.
Se potessimo rivedere i nostri sogno, senza doverli dimenticare?
Come riportato da Signorelli, è proprio a partire da queste considerazioni che Oldis, in collaborazione con accademici dell’Università del Texas, della Ucla, del laboratorio di ricerca dell’esercito statunitense e altri ricercatori (dream team), sta studiando e approfondendo un metodo per registrare i sogni, con il successivo obiettivo di riprodurli e proporli come se fossero dei veri e propri film.
Nel 2017 il team si è servito di un elettromiogramma (Emg) per misurare gli impulsi nervosi inviati ai muscoli
e tenere così traccia del comportamento motorio di una persona che sta sognando, riproducendoli poi in
un video, il cui protagonista è un avatar in computer grafica.
Affascinante è il secondo passaggio del lavoro del dream team: Oldis ha svolto alcuni primi lavori sulla registrazione del discorso sui sogni. Utilizzando degli elettrodi posizionati sui muscoli del linguaggio (labbra
e gola) di un dormiente, è stato in grado di raccogliere alcuni elementi dei dialoghi onirici, sebbene frasi e significati completi non potessero essere decifrati. Una volta registrati, l’obiettivo è quello di confrontarli con quanto la persona ricorda di aver sognato.
Manca sicuramente un elemento essenziale in tutto questo: le immagini prodotte dal nostro cervello, la parte
più interessante da riprodurre un giorno sotto forma di video o immagine.

Al momento non è chiaro capire se tutto ciò sarà possibile: sicuramente c’è ancora molto lavoro da fare per rendere il tutto attuabile. Sebbene Oldis non abbia condotto un esperimento per catturare le immagini di un sogno, un team dell’Università di Kyoto sta portando avanti questa idea.
Guidati dal neuroscienziato Yukiyasu Kamitani, nel 2018 questi ricercatori hanno reso nota la propria ricerca, mostrando come, utilizzando una risonanza magnetica (che analizza l’attività cerebrale attraverso i flussi del sangue) e sfruttando un algoritmo di deep learning, sia possibile ricostruire le immagini pensate da una persona.
Riportiamo qui di seguito le parole di Kamitani alla Cnn: “lI nostro approccio può essere esteso per ricostruire differenti stati soggettivi, come le illusioni, le allucinazioni e i sogni, fornendo così una nuova finestra sui contenuti creati dalla mente”,
I suoi studi hanno mostrato come l’attività cerebrale di una persona sveglia e quella di una che sta dormendo riproducano gli stessi pattern. Di conseguenza, registrando il comportamento cerebrale di chi da sveglio sta immaginando determinati oggetti, sarebbe possibile scoprire anche cosa sta vedendo in sogno. “Finché non potremo guardare nel cervello di qualcuno da sveglio e dire ‘ecco cosa sta immaginando e pensando’ non è certo possibile farlo con i sogni”, ha infatti precisato il professore.
Registrare i sogni può essere concepito come un’idea uscita da un film di fantascienza. Sono molti i riferimenti cinematografici: pensiamo in primis a Until the end of the World, di Wim Wenders.
Ci possono essere aspetti positivi e negativi nel registrare il proprio mondo onirico: è possibile imparare molto dai propri sogni, prestandogli attenzioni. Un aspetto negativo in questa possibile futura registrazione dei propri sogni riguarderebbe il cosiddetto hackeraggio, che potrebbe benissimo insinuarsi in questo mondo.
Potrebbe essere possibile inviare dei messaggi subliminali e pericolosi ad una persona dormiente. In questo caso un film come Inception di Christopher Nolan potrebbe essere una chiara previsione di questo scenario negativo legato al mondo onirico.
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