Nell’articolo precedente abbiamo citato il grande ruolo ricoperto dal movimento surrealista nella rappresentazione del mondo onirico.
Partiamo con una breve descrizione: il Surrealismo è un movimento artistico-letterario nato nel 1924 ad opera
di André Breton, con la pubblicazione di Manifesto Surrealista. In questo manifesto, il Surrealismo viene identificato come “automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che
in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Elementi essenziali nel pensiero surrealista sono la la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana e la volontà di esprimere, attraverso l'arte, le manifestazioni del subconscio. Trova riferimento teorico nelle innovative ricerche legate al mondo della psicanalisi: proprio per questo motivo il Surrealismo rivaluta il sogno e gli stati di allucinazione.
In Le Surréalisme et la Peinture, testo del 1928, Breton si limita a definire l’estetica surrealista: come riportato
da un articolo di Artwort, “l’inconscio è la regione dell’indistinto e l’arte, quindi, non è rappresentazione
ma comunicazione vitale e psicologica dell’individuo col tutto”. È proprio per questo motivo che l’esperienza onirica in questo contesto, come nella terapia psicanalitica, assume un ruolo fondamentale.
Breton, teorico del gruppo, auspicava al raggiungimento di una realtà ‘superiore’, una surrealtà, in cui conciliare
i due momenti fondamentali del pensiero umano, quello della veglia e quello del sogno.
Il movimento è totalmente volto alla ricerca di un punto d’incontro tra sogno e realtà, alla costruzione di una realtà superiore, assoluta, libera.

Vi aderirono diversi pittori, tra i quali ricordiamo Max Ernst, Juan Mirò, René Magritte e Salvador Dalì.
Questi artisti si approcciarono in modo differente al Surrealismo, a seconda delle diverse personalità dei singoli.
Prendiamo in considerazione la figura di Salvador Dalì, artista spagnolo, considerato il più bizzarro e vistoso
del Surrealismo, le cui ‘allucinazioni’ lo portarono a una visione onirica, ricca di impulsi sessuali.
Considerò l’arte come uno sfogo della sua paranoia: uno sfogo sublimato, secondo un processo da lui definito paranoia critica, metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione critico-interpretativa
dei fenomeni deliranti.
Dipingere per lui era come uno strumento di liberazione da quei fenomeni allucinatori, visioni e ossessioni
che permeavano la sua mente.
Uno dei suoi dipinti più emblematici, legati al mondo onirico, è Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, dipinto nel 1944. Osservando il dipinto, notiamo diversi elementi, alquanto bizzarri: una melagrana, dalla quale esce un pesce, dal quale scaturiscono due tigri. In primo piano ritroviamo una donna nuda immersa in un sonno profondo, al di sopra di uno scoglio, punta da un fucile a baionetta, e un’ape che vola intorno alla melagrana. Sullo sfondo invece, un elefante dalle lunghissime zampe
di ragno cammina sulla superficie piatta del mare, portando sulla groppa un obelisco.
Ad un primo sguardo la scena appare del tutto surreale, priva di nessi: come riportato dal titolo, si tratta della raffigurazione di un sogno.
L’opera, per quanto risulti bizzarra, viene considerata uno dei tanti omaggi al mondo onirico, in particolare modo alle teorie freudiane sull’interpretazione dei sogni. Dalì era convinto che il sogno ricoprisse un ruolo importante: da qui l’obiettivo di conciliare due momenti apparentemente distinti, il sogno e la veglia.
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